Il rischio di prendere Ayahuasca con le persone sbagliate

A un angolo del vecchio quartiere c’è un gruppo di interessati al fulgore dell’ayahuasca. Dal fondo della stessa strada arrivano i canti e i riflessi dei nuovi sincretismi religiosi.
Sono nati in Brasile durante il XX secolo e usano la mistura vegetale come un sacramento, trasformando l’esperienza in riti, cerimonie e canti estatici. Tutto è corretto.
Un po’ a sinistra delle relativamente nuove religioni ayahuasquere si trova un manipolo di volenterosi scienziati che lavorano dagli anni 90 per conoscere gli effetti e i segreti materiali dell’ayahausca. Dall’angolo destro, con un dente d’oro e con sempre più frequenza, appaiono visionari Don-Chisciotteschi che, tra stupidità e malafede, hanno tessuto una rete in internet per catturare Sanchi-Panza cui vendere – sicuramente a caro prezzo – le loro sessioni di ayahuasca, annunciandole come il rimedio universale contro i mulini a vento. Ossia, per risolvere tutti i mali dell’umanità senza grandi sforzi.

Un po’ più in là, però nella stessa strada del vecchio quartiere, c’è la polizia facendo ordine, impegnata a non lasciare in pace nessuno che cerchi l’esperienza estatica importando il famoso beveraggio amazzonico, nonostante, secondo le leggi Spagnole (e in Ecuador, Perù, Brasile, Colombia, Uruguay…) questo liquido scuro non sia giudicato contrario alla salute pubblica. Hanno ugualmente spaventato qualche sprovveduto importatore della mistura.

Inoltre c’è chi, con preoccupazione e un po’ di sconforto, cerca di fare ordine nel nuovo uso occidentale di questa meravigliosa e millenaria porta verso la trascendenza. Nello stesso modo in cui può essere – ed è – una medicina per l’anima di cui abbiamo tanto bisogno in Occidente, può essere – ed è – una nuova porta verso la truffa e la pirotecnica spirituale, anche se in origine è qualcosa di sacro, serio e pulito nelle sue intenzioni – nella maggior parte di casi, anche se non sempre.
Questo gruppo di ben intenzionati di preoccupa affinché la mistura venga usata bene, e non si generi un’immagine erronea di ‘cattiva droga’, riferita a questo enteogeno tradizionale, ingerito da secoli tra curatori indigeni.

E questo è come si riassume la situazione attuale. Per lo meno in Spagna, c’è un gruppo di ricercatori dell’esperienza con l’ayahuasca in ogni angolo. Questo ha dei risvolti buonissimi e altri non troppo giacché, come è risaputo, dove c’è vero oro subito appaiono le falsificazioni. Del buono ho già scritto e parlato molte volte; sul mondo delle sanguisughe associate all’ayahuasca non lo avevo ancora fatto, ed è altrettanto necessario. Per esempio, poche volte si valuta con conoscenza di causa chi è realmente la persona che conduce l’esperienza e come si svolge. Condurre una sessione di gruppo o una sessione di terapia con ayahuasca non è un tema di nero o bianco, perché si può fare in modo eccellente, regolare, sbagliato, stupido e persino pericoloso.

Senza pretendere di avere la verità in mano – ahy! Questo termine traditore che tutto il mondo vuole per sé – vi invito a fare una scorsa rapida nella storia recente dell’ayahuasca in Occidente e alla fine indicherò i fattori di cui tenere conto per valutare la qualità e sicurezza di chi guida la sessione.

Qaundo l’ayahuasca, yagé, natem, Santo Daime o hanoneroca – questi sono alcuni dei numerosi nomi con cui si conosce questa mistura vegetale – era cucinata e somministrata dallo sciamano locale di ogni comunità indigena amazzonica, o dal lider spirituale del paesino di coloni, non c’era nessuno problema. Tra gli sciamani tradizionali e nei paesini coloniali, c’erano e ci sono individui preparati, responsabili, con esperienza nel ristabilire l’armonia del mondo e dell’anima durante lo stato espanso di coscienza; individui la cui missione nella vita è essere al sevizio degli altri aiutando a mantenere un ordine utile ed elevato. Allo stesso modo ci sono, naturalmente, sciamani falsi e persino pericolosi, però, come succede solitamente in tutte le piccole comunità, tutto il mondo li conosce, e non c’è modo di ingannare nessuno che abbia un po’ di senso comune. E se uno si lascia ingannare, vuol dire che è un allocco, e almeno si sveglia.

2.

Dall’altro lato, dato che tra i popoli amazzonici non c’era, né c’è tuttore, accumulazione di ricchezza, non è possibile ‘pagare il migliore sciamano, per quanto caro possa essere’, come succede con un buon medico o un buon consulente personale. La persona che necessita aiuto dallo sciamano della comunità semplicemente lo chiede, e lui glielo dà – o non lo dà. Ciò che definisce la dimensione sociale dello sciamanesimo è il suo basarsi su una relazione di aiuto, e se lo sciamano chiede qualcosa in cambio per il suo servizio – una galina, un tessuto o una tavola di legno – chiunque lo ha può darglielo in cambio del suo sforzo per ristabilire l’armonia e la salute perdute. Gli sciamani amazzonici – generalizzando molto – di solito chiedono qualcosa in cambio dei loro servizi, e la loro giustificazione non è che hanno curato il paziente con la loro conoscenza, ma, come dicono: “devo soffrire bevendo ayahuasca, con il cattivo sapore che ha, devo vomitare e starò senza dormire per una notte, dammi qualcosa in cambio”.
Sembra giusto.

Però il fatto è che dato che tutti si conoscono, anche lo sciamano conosce la vita dei suoi consanguinei più o meno in dettaglio, e in ogni caso concreto decide se fare o no qualcosa per aiutare l’altra persona, non è una questione di commercio come tra noi.

Quelle società indigene dell’alta e bassa valle dell’Amazzonia, anche se soffrivano per le continue guerre e vendette tra loro – non è una vita romantica nel bosco – erano ragionevolmente equilibrate nelle loro tradizioni da millenni, la gente viveva in maniera semplice e armoniosa con l’ambiente e le cose che accadevano, fino a che… Zac! Arrivò il grandioso, espansivo, mentitore, tecnocrate, rumoroso uomo bianco, seguito naturalmente dalla donna bianca (e per ora lascio stare gli aggettivi riferiti a lei). Nell’arco di uno o pochi secoli, addirittura decenni, i bianchi rubarono e assimilarono tutto quello che potevano prendere dagli aborigeni: dal loro oro alle loro terre, dal legno al caucciù fino alle loro risorse strategiche e alle loro medicine naturali, e tra queste l’ayahuasca. Ci furono anche cose che l’uomo bianco tolse agli indigeni e che – molto disgraziatamente – non sono servite affatto. Mi riferisco a cose come la vera libertà di azione e di movimento, le visioni sacre, la vita senza fretta, la connessione con l’Unità di tutti gli esseri, il sorriso permanente, la spontaneità e la fraternità con la vita naturale.

3.

Dalla fine del XIX secolo durante la prima metà del XX, l’ayahuasca fu solamente un oggetto di studio di investigatori etnobotanici e psiconauti pionieri in prima linea, persone che erano solite cercare, riconoscere, rispettare e dare valore alla saggezza indigena (come R. Spruce, R. Evans-Schults, W. Burroughs o A. Ginsberg). Alla fine della seconda metà del XX secolo si sommarono allo studio e all’esperienza dell’ayahuasca altri investigatori (J. Ott, G. Reichel-Dolmatoff, L.E. Luna e lo stesso autore di questo articolo): la famiglia aumentava ed era sempre più contenta.

Dall’altra parte, lenta e prudente si stava affacciando allo scenario europeo la simpatica matrice del sincretismo religioso di origine brasiliana che beve la mistura all’interno di uno scenario chiaramente confessionale, devozionale, e spirituale, come il Santo Daime e la UDV. Un po’ più tardi cominciarono a viaggiare in Occidente alcuni sciamani, all’inizio in maniera timida e sempre invitati da qualche audace europeo o nordamericano che voleva condividere l’esperienza dell’ayahuasca con i suoi amici, o voleva fare un buon affare vendendo le sessioni dirette da un “vero autentico sciamano amazzonico!” a 300 € o più, anche se all’ingenuo indigeno – che oltretutto correva il rischio di trasportare la mistura dall’Amazzonia – dava una minima parte del ricavato – cosa che ancora oggi succede.

Nei decenni, il timore iniziale degli indigeni amazzonici di viaggiare in Occidente si è convertito in sicurezza e addirittura in moda, e i partecipanti alle loro sessioni sono aumentati di numero. Inoltre si organizzarono e crearono nuove chiese fino a raggruppare migliaia di praticanti che consumano ayahuasca in forma definitivamente religiosa e rispettosa.

Gli sciamani più smaliziati – e alcuni indigeni che non sono sciamani però allo stesso modo sono scaltri – vennero con sempre più frequenza in Europa e negli USA, anche senza essere invitati, fino al punto di creare un mercato di cercatori di esperienze interne a cui offrire una sessione di ayahuasca in stile esotico.
A volte risulta così strano vederli con i loro costumi di piume di pappagallo sulla testa e sonagli legati alle caviglie, cantando nei loro linguaggi canti che nessuno comprende, mezzi nascosti in maleodoranti garage di grandi città dove non è facile mantenere la grande dignità che ostentano nel loro tradizionale ambiente selvaggio.

Dall’altra parte pochi occidentali, molto pochi, verso la seconda metà del secolo XX, viaggiarono verso l’Amazzonia e verso la severa mano della vecchia tradizione selvaggia, apprendendo a preparare e usare l’ayahuasca, impararono la funzione di ognuno degli ingredienti dell’esperienza – dalla preparazione del decotto fino ai canti –, tornarono alla loro cultura di origine e svilupparono forme per il suo uso in Occidente, forme comprensibili per gli occidentali, generando, letteralmente, nuovi stili di consumo e nuovo applicazioni dell’ayahuasca intesa ora come medicina per le nevrosi, antidepressivo, rimedio per trovare il senso della vita e prendere decisioni, coltivare il mondo interno delle persone, sperimentare la trascendenza e avere più voglia di vivere. Parole che non gonfio.

Questo è il panorama che è sorto alla radice dell’internazionalizzazione dell’ayahuasca. Qui troviamo che la mistura rispettata e considerata risorsa sacra nelle sue origini, è stata convertita dalla nostra cultura in un prodotto esotico in più da essere venduto nel mercato delle esperienze – puntualizzo in alcuni casi, non tutti.

Bene, quindi ora arriva la domanda che mi propongo di rispondere in questo scritto: al netto dei limiti imposti dalla legalità vigente e che cambia per ogni paese, quale è la forma corretta per stabilire in Occidente dei principi e una regolazione sensata riferita a piante e misture enteogene sacre come l’ayahuasca? Chi può o deve dare il permesso affinché questo enteogeno sia usato con saggezza e rispetto per il bene comune? Tenendo conto che stiamo parlando del mondo dell’ineffabile, i titoli universitari non contano molto; quindi? Ne dobbiamo tenere conto? E se no, che tipo di preparazinoe deve avere una persona per dirigere esperienze di gruppo con la bevanda amazzonica senza trasformarsi in una minaccia per i partecipanti? Inoltre è giusto domandarsi: è necessario regolamentarlo in qualche modo, o permettiamo che i Don-Chisciotte falsi e menzogneri possano accedere alla distribuzione dell’ayahuasca allo stesso modo del seguace di una religione misterica, un terapeuta sensato o uno scientifico rispettoso?

4.

In questo scritto mi propongo il poco raccomandabile e per niente amichevole compito di offrire un abbozzo realistico per inquadrare questa situazione. In fondo, si tratta dell’eterno problema umano che riassumo così: chi giudica i giudici? Chi insegna agli insegnanti? Chi guida le guide?

Non sono nessuno per giudicare il modo di fare degli altri, però sento che la necessità di parlare di questo sta girando dentro di me e attorno a me e, come si dice, nessuno si arrischi a mettere il gatto nel sacco. Così, a partire dalla mia vasta esperienza mi arrischio a a offrire – lungi dal volerli imporre – i miei criteri su chi può o meno dirigere una sessione di gruppo di ayahuasca.

Credo che quasi tutte le persone interessate nel buon uso dell’ayahuasca – ripeto, il buon uso, non il commercio senza scrupoli – abbiano interesse nell’unirsi al di là delle differenze, sommando gli sforzi invece che farsi la guerra, ad apprendere gli uni dagli altri invece che criticare, e ad aiutarsi invece che mettere bastoni tra le ruote all’altro. Siamo coscienti che gli enteogeni consumati male sono un fertilizzante per il narcisimo, con tutto ciò che di male deriva da questo male del nostro tempo, come lo chiamò A. Lowen (Sapete una cosa interessante? I termini ‘narcotico‘ e ‘narcisismo‘ derivano dalla stessa radice greca, ‘narkos‘). Siamo coscienti che dobbiamo sforzarci di fare gruppo, aggregarci e fraternizzare. Bene, fin qui tutto ok. Ora vediamo l’altra parte, quella cattiva: cosa fare con le persone che, per dirlo in modo educato, sono rimaste intrappolate nel loro egocentrismo e nel loro narcisismo, che convertono le sessioni con la sacra bevanda nel loro commercio personale al di là di qualunque legittimità, che sfruttano la situazione di mancanza di regolamentazione senza un minimo di etica, che sono una minaccia per tutti i poveri diavoli che cadono nella loro rete e per tutti gli altri che cercano di fare le cose per bene? Di nuovo chiarisco: non sono la spada di San Gabriele, il guardiano che vigila l’entrata del Paradiso, né sono Gabriele stesso, non sono un santo. E’ per mio prorpio interesse che mi occupo e mi preoccupo di mantenere pulita una via di accesso all’ineffabile da cui sorge il senso della vita e da dove si accede all’esperienza della trascendenza che tanto cerchiamo.

Il primo fattore da tenere in conto per decidere chi è preparato per condurre sessioni di gruppo con ayahuasca è la Qualità Umana della persona. Nessuno può condurre gli altri attraverso le dimensioni dell’ineffabile, del sacro, del numinoso, se lui e lei stessa non le conosce con sicurezza. E per questo, anche se può sembrare un po’ naif, è imprescindibile essere una persona onesta, una buona persona oltre che astuta e intelligente. Il consumo di ayahuasca, di per sé, non rende le persone buone: questa è un’idea infantile e dimostratamente falsa, per quanto qualche psicoterapeuta la predichi – suppongo per scaricarsi dalla propria responsabilità professionale. La realtà attua al contrario e, come diceva G. Gurdjieff: mostra i suoi difetti a una persona onesta e si metterà a lavorare er migliorare; mostrali a una persona cattiva e il giorno dopo li avrà raddoppiati. Personalmente sono stato testimone di questa dinamica in più di un’occasione.

Si, so che parlare di qualità umana come fattore determinante è come voler vedere il colore dell’aria. “Qualità” è un concetto pragmatico e indefinibile. Se cercate in un dizionario generale c’è scritto qualcosa così: “la ‘qualità’ è cià che determina la natura di una persona, oggetto o tempo”. Daccordo, però se cercate al contrario – “Cos’è ciò che determina la natura di una persona o di una cosa?” – la risosta sarà: “la sua qualità”. Se cercate in un dizionario di etica, di psicologia (Dio me ne guardi), in manuali di educazione o persino in testi del Fondo Monetario Internazionale (non è uno scherzo), troverete altre definizioni che non chiariscono niente.

Spero che lo intendiate nel modo giusto: avere qualità umana, nel senso di essere una persona onesta, integra e onorabile, è il primo fattore necessario per essere una guida di sessioni di ayahuasca, più della conoscenza tecnica propria del tema. Con questo, mi dispiace, ma già c’è una considerevole percentuale delle attuali ‘guide’ che rimane fuori.

La domanda successiva viene automatica. D’accordo, allora, chi decide o valuta chi è una buona persona? Per i credenti potrebbero essere i comandamenti o le leggi divine, il rispettarle è indicatore di bontà. Per i non credenti è la stessa società secondo i suoi valori culturali ciò che valuta la bontà, l’onestà e l’integrità di ogni persona. E’ così? No. Questo è sicuramente una menzogna a sua volta. Sappiamo che la società, spesso, si comporta come una massa decerebrata votando politici apertamente corrotti e inetti, o che appoggia cose che la conducono alla sua stessa fine o schiavitù, come il consumismo attuale. Pertanto, la valutazione indiscriminata della bontà o malvagità di qualcuno da parte della società non è affatto una bilancia equanime, specialmente se questa valutazione si nasconde dietro all’anonimato. Questo cambia relativamente quando si tratta di un piccolo gruppo di uomini dove tutti si conoscono, come nel caso delle comunità etniche dell’Amazzonia.

Così, per esempio, ci sono molti scritti firmati con nomi e cognomi che difendono i seguaci del sincretismo religioso conosciuto come Santo Daime, e la UDV, parlando delle iniziative benefiche che fanno in Amazzonia e per le popolazioni brasiliane dove non si riscontra la piaga dell’alcolismo, della loro attitudine tranquilla, non commerciale, discreta, corretta e non invasiva.

Tornando al principio, non sarebbe selvaggio appoggiare l’esistenza di un collettivo di persone di buona volontà, esperti e onesti, senza interessi economici e con l’appoggio della comunità formata dai fruitori più interessati all’ayahuasca. Questo collettivo sarebbe responsabile di regolamentare chi possiede le qualità umane e conoscenza tecnica sufficente per dirigere – con eccellenza – sessioni di gruppo di ayahuasca. E’ una buona idea, sarebbe come il popolo amazzonico che valuta ciascuno dei suoi sciamani.

Poi risulta che questo collettivo già esiste ed è organizzato in una forma di associazione denominata “Plantaforma per la difesa dell’ayahuasca” (www.plantaforma.org). Uno può essere d’accordo o no con le loro maniere di navigare, però è stata creata attraverso molte riunioni e lo sforzo di diversi individui e collettivi. Personalmente, non sono del tutto d’accordo con il suo funzionamento – senza screditare il suo valore, mi sembra un po’ passivo e con un eccessivo personalismo –, però questo è Plantaforma, ed è tutto quello che c’è, non è male, e lo difendo per essere costruttivo.

Questa piccola associazione è un bottone di mostra della società di interessati nell’ayahuasca, collettivo in cui quasi tutti ci conosciamo e che potrà attuare come organo consultivo di fronte alle autorità e alle persone arrestate nell’universo della mistura amazzonica.

Ma al di là di questa piattaforma e della mia difesa in suo favore, come convalidare nella nostra società le guide dei viaggi per la Via Lattea? Perchè è così complesso e delicato? Siamo pesci che vivono nell’acqua, e il pesce è l’ultimo a rendersene conto. La nostra cultura è materialistica al limite del patologico. Da qui viene che la nostra vita materiale è regolata e legislata fino al millimetro, mentre la dimensione spirituale non esiste. La spiritualità – non la religiosità – fluttua in una nube oscura, sconosciuta e non delimitata che a volte viene chiamato inconscio, altre vita interiore, misticismo, sensibilità, altruismo, nuova era, esoterismo e addirittura, certe volte, dolcezza. Insomma.

Gli effetti dell’ayahuasca – così come la vera natura degli sciamani tradizionali – sfuggono a tutte queste definizioni realizzate a partire dal materialismo e delle sue leggi. Questo è il problema. Una società nevroticamente positivista come la nostra, che pretende persino di quantificare la psiche, le emozioni, l’amore e l’universo ineffabile che abitiamo, trova molto difficile regolare la dimensione essenzialista del mondo. Gi sciamani e l’ayahuasca ci svelano una realtà essenzialista, non formale come vuole il materialismo. In Occidente non contempliamo la spiritualità come una dimensione della realtà umana, e così ci ritroviamo nevrotici, depressi, automi o psicotici. E non si può regolamentare niente di cui non si accetta l’esistenza.

Non dimentichiamo che agli sciamani amazzonici, quando non attuano in favore del bene collettivo, viene tagliata la testa. Parola di antropologo. Tra gli Shuar dell’alta Amazzonia equadoriana, per esempio, muoiono più sciamani per mano dei loro propri congeneri che per placida morte naturale. E’ chiaramente regolato ciò che devono e possono fare nel mondo dell’immaginario, e ciò che non possono (non voglio dire che anche qui dobbiamo tagliare la testa ai truffatori che organizzano sessioni, ma la voglia non mi mancherebbe)

I popoli nei quali la mistura estatica fa parte delle tradizioni ancestrali, hanno sviluppato un metodo verace per riconoscere l’autorità intrinseca di uno sciamano, di una guida spirituale o di un conducente di sessioni di gruppo – a volte è lo stesso padre di famiglia. Riconoscono l’autorità della guida per mezzo della Conoscenza. La gente sa riconoscere chi è depositario della Conoscenza Ancestrale, chi la usa per il bene di tutti, chi è onesto, chi ha potere, carisma e autocontrollo personale, e chi è un povero diavolo che fa finta di essere ciò che non è. Non confondete “conoscenza” con “informazioni”. Attualmente c’è così tanta informazione, fino all’assurdo, ma poca conoscenza – e meno che mai saggezza derivata dalla conoscenza.

5.

Bene, adesso abbiamo una chiave fondamentale per riconoscere una potenziale buona guida di sessioni di gruppo di ayahuasca: la sua integrità, qualità umana e la Conoscenza che maneggia come salvacondotto per meritare la nostra fiducia. La seguente domanda che probabilmente vi farei durante la visita della vecchia strada degli ayahuasqueri è questa: in una tribù Amazzonica dove tutti si conoscono non c’è possibilità di inganno, però, dato che viviamo in un oceano di anonimato, come distinguere una persona di conoscenza da un mero ciarlatano?

La conoscenza non arriva per scienza infusa nei cervelli dei saggi, ma è il risultato di molto lavoro, pazienza e costanza, di sensibilità e anche di accumulazione di informazioni ben digerite. In questo senso, credo che le persone che si arrischiano a tenere sessioni di gruppo devono essere, innanzi tutto, legittimati da qualche tradizione riconosciuta o da qualche religione ayahausquera organizzata, oltre che dalla loro esperienza personale, doti artistiche, intellettuali e, ripeto, dalla loro integrità e qualità umane.

Già ora posso sentire qualche commento sfavorevole su quello che ho appena scrito. Certo che avete ragione, non c’è una sola qualità umana però, però tutte le persone che l’hanno conseguita si riconoscono tra loro come ‘persone di qualità’. E’ bello. A un melomane può non piacere lo stile di chitarra di Eric Clapton, o può non piacergli le sonate di Franz Schubert, però, se veramente è un melomane, non ha problemi a riconoscere che Clapton è un chitarrista geniale e il più sensibile della sua epoca, e che la musica di Shubert è di primo livello.

Le persone di qualità si riconoscono tra loro, e lo stesso accade tra i consumatori di ayahuasca. Gli uguali si attraggono e si incontrano. Le persone che fanno un uso corretto e onesto dell’enteogeno, possono non coincidere nei modi preferiti di uso, però si riconoscono in un cammino onesto e si fidano tra di loro. Personalmente non sono un daimista, però ho partecipato in molte sessioni – il Lavoro, come lo chiamano loro – di Santo Daime e mi piace, sono amico personale di Padrino Alfredo, massima guida spirituale di questo sincretismo internazionalizzato, e posso rendere testimonianza della sua onestà come dell’onestà dei vertici di questa chiesa (Al netto dell’esistenza di lotte interne o di nuovi adepti che commercializzano la sacra mistura coperti sotto la bandiera benevola della religione! Tutti siamo umani, per Dio!)

6.

L’yahuasca, come qualsiasi altro enteogeno, non funziona con le grossolane leggi meccaniche della maggioranza delle nostre medicine convenzionali:
“E’ necessario prendere tot grammi di principio attivo per chilo di peso del paziente, ogni tot ore”. No. L’effetto degli enteogeni è in relazione alla sensibilità farmacologica e psicologica di ogni individuo. Così anche, sebbene non è necessario che un medico abbia sofferto di ulcere allo stomaco per essere un buon specialista dei processi digestivi, è invece imprescindibile che una guida di sessioni di gruppo di ayahuasca abbia una lunga esperienza personale. Nel mondo dell’ineffabile nessuno può accompagnare gli altri più in là dei ‘territori’ che egli stesso conoscenze per averli visitati.

Per finire, vi farò un riassunto delle condizioni minime che deve avere una persona che si lancia a giocare con la sua benedetta pazzia e con quella degli altri. Ossia, che si arrischi a dirigere sessioni di gruppo di ayahuasca.

  1. Deve appartenere a una linea di iniziazione riconosciuta ed essere autorizzato da questa linea iniziatica, oltre ad avere un cammino personale chiaro e limpido, di avere le conoscenze tecniche necessarie, di godere di una vasta esperienza e di una salute mentale e integrità etica a prova di bomba.
  2. Una condizione per essere una buona guida è quella di sottomettersi a una certa supervisione del proprio lavoro da parte di altri specialisti, guide o sciamani. (- n.d.t. Un Maestro Sufi diceva: chi non riconosce nessuna guida, sua guida è l’ego –)
  3. Deve riconoscere e accettare un codice etico, rendendolo esplicito ai partecipanti, uno degli obiettivi della Plantaforma menzionata più sopra è aver condiviso un codice che rispettano tutte le persone serie che, in Spagna, dirigono questi voli interiori. Vi raccomando di leggerlo dettagliatamente, è stato approvato il 23 Novembre 2009 ed è disponibile nel sito web (vedere alla fine)
  4. Bisogna sempre spiegare gli obiettivi e la durata prevedibile di ogni sessione prima di iniziare, non mentire ai presenti né obbligarli a svolgere attività che vanno contro qualsiasi norma etica. Per esempio, non è etico farli denundare con lo stupido motivo di sottometterli a una terapia sessuale – oltre al fatto che questo significa confondere un problema psicologico relazionato con la sessualità con quello che può essere una semplice inibizione culturale -. Inoltre è inaccettabile che la guida approfitti del suo ruolo e dello stato di apertura emozionale che l’ayahuasca induce per intrattenere relazioni sessuali con i partecipanti, per esaltare se stesso – già ho parlato dello sterile narcisismo che alimentano gli enteogeni –, e che cerchi di influenzari parlano di temi alieni alla propria sessione (economici, politici, dottrinali, familiari..)
  5. La guida deve proibire la partecipazione alla sessione a persone con problemi psichiatrici o altri problemi di salute, ricordando che l’ayahuasca può essere sperimentata come medicina dell’anima però che non è un rimedio universale – per la semplice ragione che questo rimedio non esiste – e che il suo uso richiede certe precauzioni.
  6. Pertanto, rimangono escluse dal ricevere la garanzia di qualità e integrità tutte le persone che speculano commercialmente con l’ayahuasca chiedendo prezzi esorbitanti – per quanto esistano stupidi incauti e disperati che li paghino –, alcuni seguaci della religione daimista (ayahuasquera) che, protetti dalla bandiera della religione, vendono bottiglie di daime a qualsiasi creatura vivente, e anche restano esclusi tutti quelli che si arrischiano a fare da psicoterapeuti-sciamani-guru senza esserlo niente più che nella loro fantasia infantile o in quella di qualche manipolo di Sanchi-Panza che gli fanno eco.

Per finire, vi animo a denunciare pubblicamente le cattive pratiche di cui potete essere testimoni, con nomi e date – sperando che non dobbiate passare attraverso questo. Così, prima di lanciarvi verso lo sconosciuto potete visitare i siti che indico alla fine o simili. Inoltre c’è un indirizzo a cui inviare informazioni se incappate in qualche sanguisuga: conoci.a.varela@hushmail.com

Chi è interessato nell’esperienza dell’ineffabile attraverso questo meraviglioso strumento che è l’ayahuasca, cerchi con tenacia e speranza. Dovete accettare che tutto ciò che esiste di buono e permanente – come l’amore, la pace interiore e la qualità umana – esige sforzo e tempo, molto tempo. Non sperate di incontrare annunci affidabili di sessioni trascendentali in internet o con lettere fosforescenti. Non fidatevi di questi annunci. Ogni realtà ha la sua via e stile di diffusione, e la qualità umana è sempre serena, sicura di sé e discreta. C’è una tradizione millenaria nel Prossimo Oriente che afferma che la Conoscenza trascendente ha vita e volontà propria, che è l’unica che decide a chi, dove, come e quando presentarsi per mantenersi viva e propagarsi di generazione in generazione.

Se non sapete dove cercare l’esperienza con l’ayahuasca non vi lanciate alla prima occasione, semplicemente chiedete con onestà, con sforzo persistente e non lasciatevi intrappolare dalle luccicanti trappole degli annunci né da promesse irraggiungibili. Non vi abbandonate a nessuno che non risvegli questa fiducia. Ah, e non confondete l’ayahuasca con un altro prodotto di consumo in più. E’ un’altra cosa, ve lo assicuro.

Inoltre vi animo a condividere le vostre buone esperienze – per favore, che abbiano qualche valore in più che semplici battaglie personali, di queste ne abbiamo abbastanza: per esempio, vi siete curati da qualche problema diagnosticato e credete che vi abbia aiutato la mistura?

Non voglio animare nessuno a bere niente, ma se desiderate dal cuore troverete il modo, la persona, il luogo e il momento di qualità. Così, e senz’altro, vi auguro buona fortuna se questo è il vostro desiderio.

 

 

Tradotto dall’originale in spagnolo disponibile qui: https://josepmfericgla.wordpress.com/2016/01/13/el-riesgo-de-tomar-ayahuasca-con-personas-incorrectas/

Siti dove ottenere informazioni sull’ayahuasca e sulle buone pratiche associate, così come compaiono nell’0articolo originale, purtroppo sono in spagnolo la maggioranza:

www.josepmfericgla.org

www.plantaforma.org

www.ayahuasca.com

www.iceers.org

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